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Archivio
Per il settore della danza -nel corso degli anni- l’Associazione ha tenuto regolarmente dei Corsi di danze tradizionali (greche, serbe e balcaniche, occitane e francesi, irlandesi), ma anche numerosi seminari che hanno rappresentato l’incontro con i più genuini portatori delle culture musicali e della danza tradizionale del bacino Mediterraneo e non solo (pizzica, tammorra, danze Serbe, danze Slave, danze Indiane, danze Occitane e Francesi, danze Bulgare e danze Greche. Nel corso di molte manifestazioni cittadine (come ad esempio la fiera “Bioest”) si sono poi svolti frequentemente degli spettacoli di danze tradizionali finalizzati all’animazione. Molto intensa ed articolata risulta inoltre l’attività nell’ambito dell’organizzazione di concerti.
Segue un breve riassunto delle attività svolte nell’ambito dei concerti e degli stage.
1999 - 2000 - 2001 - 2002 - 2003/2004 - 2005 - 2006 - 2007 - 2008 - schede
2008
▪ FINESTRE DEL MEDITERRANEO 2008
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Concerto di
LUCA CIARLA
il 16 settembre alla Casa della Musica ore 21
Luca Ciarla, violinista, pianista e compositore, è uno degli artisti più originali della sua generazione.
La sua musica affonda le proprie radici nella musica jazz contemporanea ma si colora di raffinate influenze provenienti dall’etnica e dalla musica classica, dando vita ad un nuovo affascinante sound acustico.
Infatti, Luca Ciarla si presenta da solo con il violino e ai suoi piedi una loop machine, stregando il pubblico della classica, del jazz e del folk con la sua originalità. |
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CORSO DI DANZE BALCANICHE
condotte dal docente Zoran Tatalović
ogni venerdì
dal 17 ottobre h 21:00 - 22:30
all'ultimo venerdì di maggio 2009
palestra del liceo "Dante Alighieri", Via Giustiniano 7
Zoran Tatalovićè nato a Sombor (città situata nel distretto di Backa occidentale , nel nord-ovest della provincia autonoma della Vojvodina , al confine con l' Ungheria e la Croazia ) dove ha vissuto fino all'età di 26 anni. Nella sua città d'origine -già dall'età di 10 anni- ha fatto parte del “Centro di Cultura”, dove ha imparato le danze tradizionali popolari della sua Regione e dell'intera Penisola Balcanica. Zoran ora vive a Trieste e, anche qui, ha continuato a danzare presso il Centro Culturale della Comunità Serbo Ortodossa, sia come amatore che come esperto del patrimonio delle danze tradizionali, della musica e dei costumi della sua terra. |
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Concerto di
Massimo Nardi e Maurizio Lazzaro
il 31 Ottobre alla Casa della Musica ore 21
Massimo Nardi ha iniziato lo studio della musica delle launeddas nella seconda metà degli anni ‘70 effettuando una ricerca sul campo durante la quale incontra il maestro Dionigi Burranca.
L'obiettivo di trascrivere per chitarra le suonate delle launeddas lo spinge ad elaborare una tecnica appropriata. Questa esperienza non si limitata soltanto alla riproposizione del repertorio tradizionale ma diventa punto di partenza per la composizione di nuovi brani che vengono ad essere in continuità diretta con la tradizione.
Maurizio Lazzaro ha una vasta esperienza nel campo della musica moderna, accumulata in anni di lavoro come chitarrista, nelle più disparate situazioni: dal jazz alla canzone d'autore, dal rock alle colonne sonore di film, dalla composizione all'arrangiamento, alla quale si affianca una inaspettata capacità di suonatore di oud: il liuto arabo.
Ciascuno, con le proprie peculiarità, dà il suo contributo alla definizione di una musica che, partendo dal linguaggio arcaico e dal linguaggio contemporaneo, indaga la possibilità di fusione tra sistema modale e sistema tonale per attuarne una sintesi coerente.
La sonorità della doppia corda di nylon (oud) o di metallo (laud) incontra, così, quella dell'accordatura aperta della chitarra ed i melismi della musica araba si mescolano con le costruzioni minimaliste sarde. La melodia è al centro delle composizioni. I brani si articolano con lunghe sequenze di frasi che si susseguono, rigenerandosi con minime varianti, per muoversi, più o meno velocemente, da un tema ad un altro in una continuità tematica mai interrotta da cambi repentini ed improvvisi. La ricerca di un misurato equilibrio trae ispirazione e vitalità dai rumori e dai suoni di un ambiente naturale, acustico, antico e diventa, con metodo artigianale, forma musicale organizzata per offrire, dal centro del mediterraneo, un progetto nuovo.
Per informazioni e ascolti: www.scuolamusicatestaccio.it |
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Seminario di Danze Tradizionali della Sardegna
con GIANNI MEREU
LOBAS” di Sorgono (Nuoro)
il 3 Novembre dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 18
presso la palestra di via giustiniano 3
“ LOBAS” di Sorgono (NU), nasce da un'idea di Gianni Mereu sulla base di un'esperienza ventennale maturata sia come organizzatore e promotore del Gruppo Folk di Sorgono e della partecipazione ad associazioni regionali di Gruppi di Tradizioni Popolari, sia come insegnante di Danze Popolari e appassionato divulgatore di tradizioni sarde. L'attività di “ LOBAS” corre sui binari paralleli principali dell' Insegnamento delle Danze e dell'Organetto Sardi in stages, festival, scuole di danza e associazioni o presso Istituti Scolastici e Centri Ricreativi, delle Rappresentazioni delle numerose Danze Sarde indossando i ricchi abbigliamenti tradizionali e con l'accompagnamento di volta in volta della musica tradizionale isolana (organetto, launeddas, scacciapensieri, canto a tenore, etc.), dell' Animazione di sale da ballo, piazze, ecc...con musica e danze. Il percorso didattico copre vari elementi del Ballo Sardo e del contesto culturale in cui si è sviluppato. Partendo dalle origini e dalla sua evoluzione nel tempo ci si avventura nell'analisi coreutica del ballo toccando vari aspetti della musica e degli strumenti usati per accompagnarlo, considerandone anche la diffusione nel territorio. La didattica della danza è arricchita da aneddoti e racconti di momenti di vita della cultura barbaricina e delle tradizioni popolari sarde.
Il repertorio dei Balli è accessibile sia a coloro che non hanno alcuna conoscenza delle Danze Sarde sia a chi intenda approfondirle. “ LOBAS” dà un'ampia sintesi di quella che è l'espressione etno-coreutica e musicale del ricco patrimonio della Cultura Popolare della Sardegna.
Gianni Mereu ha già tenuto, per l'Associazione “Mediterraneo Folk Club”, due Seminari di danze tradizionali della Sardegna che hanno riscosso molto successo. Si tratta quindi del gradito ritorno di un Amico oltre che di un competente e appassionato Insegnante.
Contatti: info@lobas.it – www.lobas.it |
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Concerto dei
GAI SABER di Cuneo
il 22 Novembre ore 21
presso il Teatro Sloveno di Via Petronio 8
Maurizio Giraudo: cornamusa, ghironda, flauti, voce
Maurizia Giordanengo: organetto
Elena Giordanengo: arpa, tamburi e flauti provenzali, voce
Lorenzo Arese: batteria
Alessandro Rapa: chitarre acustiche , bodhran, voce, campionamenti e programmazioni digitali
I GAI SABER sono un gruppo che nasce nell'area linguistico - culturale occitana, ovvero in quelle valli piemontesi in cui si parla l'antica lingua d'Oc. Il nome deriva da un antica sfida poetica fra letterati del XIV secolo; i testi e la musica si ispirano quindi alla ricchissima tradizione orale ed ai ritmi delle danze occitane. Fin dal 1992 l'obiettivo del gruppo è stato l'unione della tradizione della musica di danza occitana e dei brani dei trovatori medioevali con le sonorità della musica di oggi; a fianco dei tipici strumenti tradizionali (ghironda, organetto, cornamusa flauti e quant'altro i Gai Saber inseriscono strumenti moderni e soprattutto timbri elettronici, mentre l'arrangiamento fa riferimento ai diversi aspetti della musica contemporanea. |
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Concerto e spettacolo di danze balcaniche con
"THE TOWN ENSEMBLE" di Pozarevac
il 5 dicembre presso il Teatro sloveno di via petronio 4
Il gruppo folkloristico della città di Pozarevac venne fondato nel settembre del 1958 con lo scopo di mantenere viva la memoria del patrimonio folkloristico serbo delle danze, della musica e dei costumi.
Oggi il gruppo folkloristico è costituito da alcune centinaia di persone suddivise in gruppi di diverso livello, dai più giovani e principianti ai più esperti fino al coreografo.
I musicisti, oltre ad accompagnare i balli e a occuparsi del recupero e della conservazione della musica tradizionale, eseguono, nell'ambito della musica colta, le composizioni di autori serbi e stranieri.
Il gruppo dà un enorme contributo allo sviluppo spirituale del popolo serbo. In questo modo rientra nel novero delle maggiori istituzioni etniche che conservano, sviluppano e arricchiscono continuamente questa dimensione insostituibile del nostro popolo.
I balli popolari nel repertorio del gruppo, appartenenti alla vasta area etnica e spirituale di questo popolo, sono custodi del segreto dell'esistenza del popolo serbo.
Durante i suoi quasi cinquant'anni di attività il gruppo ha realizzato piì di quaranta coreografie e si è esibito in 2000 concerti in tutta la ex Jugoslavia e in molti stati europei, riscuotendo ovunque un grandissimo successo e ottenendo numerosi premi e riconoscimenti.
Pozarevac è una città che si trova nella parte nordorientale della Serbia. E' situata in una fertile e stretta pianura circondata da tre fiumi: la Mlava, la Morava e il Danubio.
La città è ricca di tradizioni culturali e da tempi immemorabili è stata crocevia di migrazioni di popoli, campagne militari e viaggi commerciali. Venne menzionata per la prima volta in scritti del 1465, ma numerosi reperti archeologici testimoniano che la sua esistenza risale a molto prima.
La cultura e le tradizioni popolari sono molto ricche e varie nella regione di Pozarevac. Anche se qui si sono mescolate molte influenze provenienti da nord e da oriente, la cultura popolare è riuscita a mantenere intatte molte tradizioni antiche, la ricchezza dei balli, dei canti e dei costumi.
Pozarevac è oggi un centro abbastanza importante e un nodo stradale. Il contatto tra tradizionale e moderno dona a questa città un aspetto e un colorito particolari anche nella vita di tutti i giorni.
Una città di giovani, con oltre 70.000 abitanti, centro di formazione e medico oltre che economico dell'area di Branicevo. |
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2007
▪ Dicembre - Maggio 2008 FINESTRE DEL MEDITERRANEO 2007
▪ Febbraio, Marzo, Aprile, Maggio, Giugno: seminari di danze Balcaniche con Goran Mihajlović.
2006
▪ 4 e 5 febbraio: “Carrelas de Sardigna”(due giornate di musica, danze, cultura, tradizioni e sapori della Sardegna). Sabato: presentazione dell’opera dello studioso Andreas F. W. Bentzon: "Launeddas" e proiezione del film: "Is launeddas,la musica dei Sardi", degustazione di prodotti tipici e concerto di musiche tradizionali della Sardegna. Domenica: giornata di danze tradizionali della Sardegna con musica dal vivo.
▪ Marzo:“Corridoi Culturali Paneuropei” una rassegna di documentari e concerti dai Paesi dell’Europa Sud-orientale: “Whose is this Song?/Di chi è questa canzone?” un documentario di Adela Peeva, Sofia (Bulgaria); “Fisarmonicisti” un documentario di Dušan Moravec e Leon Matek, Ljubljana (Slovenia); “Duo Leonzminko” un concerto del duo formato da Leon Matek e Hazemina Minka Đonlić; “Pretty Diana” e “Unmik Titanic” due documentari di Boris Mitić, Belgrado (Serbia), 2004; “Le Repubblica delle tombe” un documentario di Stefano Missio e Alessandro Gori (Italia/Serbia), “Dervisci” un documentario di Aco Petrovski (Macedonia); “Il saluto della primavera” un documentario di Trajče Popov, Vardar Film, (Kosovo/Macedonia); “Gli innamorati di Dio” un documentario di Dan Alexe (Belgio/Macedonia); “Adak” e “Bektashi” due documentari di antropologia visuale di Elizabeta Koneska e Robert Jankuloski (Macedonia); Incontro con Elizabeta Koneska, etnologa al Museo Nazionale di Skopje, Macedonia; “Kapsamun” un concerto di etno-jazz albanese (Kosovo/Svizzera).
▪ Aprile-Maggio-Giugno: incontri settimanali di danze tradizionali.
▪ 19 maggio: seminario di danze della Sardegna con Gianni Mereu.
▪ 27 maggio: seminario di danze Balcaniche con Goran Mihajlović.
▪ 25 giugno: “Festa a ballo” di inizio estate con partecipazione degli insegnanti che collaborano con l’Assoc.▪Agosto: Organizzazione della rassegna “I Giorni dell’Arte–i Dis da l’Art, Dnevi Umetnosti, Tage der Kunst”: calendario di Musica, Teatro e Arti varie con la Direzione artistica di Alfredo Lacosegliaz comprendente concerti di Musiche dal Centro Europa, recital di poesie, eventi teatrali, spettacoli di danze tradizionali.
▪ Ottobre-Novembre-Dicembre: seminari di danze Balcaniche con Goran Mihajlović.
▪ Novembre-Dicembre FINESTRE DEL MEDITERRANEO 2006
▪ Sabato 18 novembre: Seminario di Roberto Lucanero su “Fisarmonica e Organetto: storia, costruzione, tradizione e repertori”.
▪ Concerto di Roberto Lucanero (Musica tradizionale delle Marche) e del Gruppo di Petriolo (Canto e controcanto a vatoccu, voci in forma di discanto della tradizione popolare marchigiana).
▪ Mercoledì 22 novembre: Concerto: Redžep Međedović (Serbia)-Dert, canto d’amore del Sangiaccato.
▪ Martedì 28 novembre: Concerto: Pergamos Project-Panellinion, itinerari nella storia del Rebétiko.
▪ Giovedì 30 novembre: Concerto: L’Intrecciata (Campania)-La possente tradizione del ballo su tamburo nell’area napoletana.
▪ Venerdì 1 dicembre: Stage di tammorra: Raffaele Inserra “Intrecci di Suono”.
▪ Sabato 2 dicembre: Concerto: Rosa Zaragoza (Spagna)-Sefarad Al-Andalus - Tre culture per la pace.
▪ Sabato 2 dicembre e Domenica 3 dicembre: Gabriele D’Ajello Caracciolo e Anna Perrotta: “Intrecci di ballo”-Stage di ballo nello stile tradizionale della Campania.
2005
▪ Organizzazione della rassegna FINESTRE DEL MEDITERRANEO 2005:
▪ “I Made Djimat -L’Isola degli Dei” un concerto di musiche e danze tradizionali da Bali
▪ “Il canto al grosso e al sottile” un concerto con Nuša Hauser e i Kantaduri dell’Istria
▪ “Cabila” un concerto di Marwan Abado
▪ “Cafè Oran” un concero con Maurice el Mediani
▪ “Dreva” uno spettacolo di suoni, canti e danze dalla Russia
▪ Urna ChaharTugchi-Amilal, un concerto e Workshop di canto tradizionale (Mongolia)
▪ Hâfiz Aziz Alili e Ensemble Arabesca, un concerto di cantillazione coranica e canti islamici di Bosnia.
2003-2004
▪ ”Disolavoce”: Laboratorio-seminario su voce e composizione con Enzo e Lorenzo Mancuso.
▪ Giovanna Marini: concerto recital con Giovanna Marini.
▪ ”Quando la luna a mezzogiorno”: recital concerto di Gualtiero Bertelli.
▪ ”Il canto Dhrupad e la scuola dagar gharana” (India settentrionale): concerto di canto Dhrupad con Ustad Rahim Fahimuddin Khan Dagar.
▪ ”Fanfara macedone”: concerto della “Agushevi Orkestar” diretta da Koko Agushev.
▪ Zoltan Lantos: concerto di etno-jazz con Zoltan Lantos e Kornél Horvath.
▪ ”La tammurriata”: Musiche e danze al ritmo delle tammorre con il gruppo Trifolk da Giuliano.
▪ Danze e canti tradizionali serbi: spettacolo del “Town ensemble of folk dances and songs” di Pozarevac (Serbia).
▪ Organizzazione della rassegna FINESTRE DEL MEDITERRANEO 2004:
▪ “La Poesia della Vojvodina” un concerto del cantautore di Novi Sad, Djordje Balasevic;
▪ “Melodies Louches” un recital-concerto di Claude Antonini;
▪ “I riti di possessione femminili tra Africa Nera e Mediterraneo” un convegno con Samir B. Gaber, Paola Zilotto e Michela Pasian;
▪ lo spettacolo “Suoni, canti e danze della Nubia” con il gruppo egiziano Aswan Ensemble;
▪ “Rahala” un concerto del cantautore libanese Sami Hawat;
▪ “Dalla Corte ai conventi: composizioni musicali di Sultani e Dervisci” un concerto del gruppo turco Asitane.
▪ Organizzazione della rassegna “I Giorni dell’Arte–i Dis da l’Art, Dnevi Umetnosti, Tage der Kunst”: calendario di Musica, Teatro e Arti varie con la Direzione artistica di Alfredo Lacosegliaz comprendente concerti di Musiche dal Centro Europa, recital di poesie, eventi teatrali, spettacoli di danze tradizionali.
▪ Organizzazione della rassegna FINESTRE DEL MEDITERRANEO 2003:
▪ “El Tannura” uno spettacolo di musiche e danze tradizionali egiziane con la Compagnia di Cultura Popolare El-Ghury
▪ “Dalle due sponde del mar bianco” un concerto e recital con il poeta Moncef Ghachem (Tunisia) e il gruppo Dounia (Sicilia/Palestina)
▪ “Suoni dalla Dalmazia”, polifonie, danze e strumenti del folklore dalmata con la Klapa Fortunal e l’Ensemble Metkovic
▪ “Castagnara e Frischiuotto” una testimonianza della tradizione musicale in Calabria con due anziani portatori di tradizione e Valentino Santagati, Piero Crucitti, Anna Cinzia Villani
▪ Concerto per darabuka e robab con Hassan Mohammed Youssef e Teda Sobhy Farrag-Farag
▪ Seminario per darabuka egiziana con Hassan Mohammed Youssef
▪ “Flauto Bansuri, respiro dell’India” un concerto con Rakesh Chaurasia e Udai Mazumdar.
▪ Organizzazione della rassegna “I Giorni dell’Arte–i Dis da l’Art, Dnevi Umetnosti, Tage der Kunst”: calendario di Musica, Teatro e Arti varie con la Direzione artistica di Alfredo Lacosegliaz comprendente concerti di Musiche dal Centro Europa, recital di poesie, eventi teatrali, spettacoli di danze tradizionali.
2002
▪ Organizzazione -in collaborazione con il Teatro Stabile Sloveno di Trieste e con Bonawentura/Teatro Miela- della rassegna: "Altrove. Onde sonore. Immagini, magie, strumenti esotici per spaziare in mondi altri": Concerto dell’Ensemble Abd el-Halim Nuira –Opera del Cairo.
▪ Alcuni Concerti e Seminari dedicati ad argomenti specifici:
▪ “Il Canto Patriarchino della Pieve di Gorto”, concerto di canti liturgici di tradizione orale con la Società Corale della Pieve di Santa Maria di Gorto (Udine).
▪ “L’organetto diatonico ed elementi di musica tradizionale sarda”: seminario incontro con Totore Chessa.
▪ “Un percorso didattico per bambini: gli strumenti, la musica e la danza di Bali” con l’orchestra Gamelan “Çudamani” e il concerto della stessa orchestra.
▪ Organizzazione di alcune serate musicali presso la terrazza del Bastione Lalio al Castello di S.Giusto nell'ambito di Musei di Sera 2002:
▪ concerto di musica irlandese con il gruppo To loo loose
▪ “Hashret” un concerto con Klarisa Jovanović e il Trio Bahur
▪ “Koma Roj” un concerto di musica Kurda con il gruppo Koma Roj.
▪ Organizzazione della rassegna di tradizioni, culture e musiche FINESTRE DEL MEDITERRANEO 2002:
▪ “I suoni dell’Istria” concerto del coro della Comunità italiana di Rovino, il gruppo Rudar Raša, il trio Kras e il gruppo Vrija
▪ Concerto di “Tar-musica tradizionale Azera” con il M° F. Gafarov (Azerbaijan)
▪ “Percorsi etnomusicali tra Adriatico e Mitteleuropea” un seminario con ascolto di documenti sonori originali
▪ “Griot Fulệr” uno spettacolo teatrale con la compagnia Teatro delle Albe (Italia Senegal)
▪ “Il canto dell’anima” concerto con i Fratelli Mancuso (Sicilia)
▪ “All’incrocio tra ALPE e Bajan” un concerto con Vladimir Denissenkov e ALPE (Ucraina Italia)
▪ “Tributo a Bela Bartok” un concerto con i Muszikas (Ungheria) e Alexander Balanescu
▪ “Jughalbandi” un concerto di musica tradizionale indiana con il Pandit Shivnath Mishra Trio.
2001
▪ Spettacolo di musica e danza tradizionale indiana Bharata Natyam con il gruppo "Deeparheka".
▪ Organizzazione della rassegna “Sguardo a Levante” (serate musicali presso la terrazza del Bastione Lalio al Castello di S.Giusto nell'ambito di Musei di Sera 2001):
▪ “Windrose” con Alfredo Lacosegliaz, Cristina Verità, Edy Meola e proiezione di Le Voyage en bateau-immagini e appunti sonori intorno a Ibn Battuta
▪ Concerto di musica di Creta con Giorgos Xylouris, Stelios Petrakis e Filenia Spahi
▪ Concerto di musica dall’Afghanistan con il Daud Khan Trio: Daud Khani, Hossein Arman e Rashmi V.Bhatt
▪ Concerto di Gandharva con l'Indoeuropean Music Ensemble
▪ Concerto “La voce dei grandi pascoli della Mongolia” con Urna Chahar-Tugchi, Robert Zollitsch, Zoltan Lantos e Maria Reiter
▪ Concerto “Il Radiff e l’arte dell’improvvisazione” con Djamichid Chemirani e il Radiff Ensemble
▪ Concerto “Ashira” con Jamal Ouassini e Evelina Meghnagi;
▪ Concerto “India” con Ustad Sageer Khan, Kakoli Sengupta e Rashmi V. Bhatt;
▪ Proiezione de “L’Oriente immaginato, suggestioni visive e sonore” con Alessandro Ruzzier, Daniele Di Blasi.
▪ Spettacolo di musiche e danze Ungheresi con i gruppi Ködmön e Kender.
▪ Organizzazione -in collaborazione con il Teatro Stabile Sloveno di Trieste e con Bonawentura/Teatro Miela- della rassegna "Altrove. Onde sonore, immagini, magie, strumenti exotici per spaziare in mondi altri":
▪ Danze tibetane per la pace
▪ Orchestra Arabo Andalusa di Tangeri
▪ Sainkho Namtchylak
▪ Calicanto/Klapa Cambi/Marusic isTrio
▪ “Takht” in un concerto di musica tradizionale egiziana con l’Ensemble Abd el-Halim Nuira.
2000
▪ Seminario di danze popolari dell'ex-Jugoslavia (con Mirjana Nikolic e Milos Dobric).
▪ Spettacolo di musica+danza indiana "Il teatro dell'amore" e seminario di danza classica indiana Bharata Natyam con il Maestro Ujwal Mukund Bhole.
▪ Concerto del gruppo Clobeda's.
▪ Collaborazione con l'Associazione Culturale Studio Giallo all'organizzazione di 10 concerti per la manifestazione "Musei di Sera-Antiche civiltà mediterranee" (Gruppo Lazonta; Kraski Ovcarji; Trio Kras; Sancto Janne Ensemble; Balkan Babau Circus Orkestar; Clobeda's; Si Da Ja; Emma Montanari Grop; Michele Pucci & Giulio Venier; Terra de Mare.).
▪ Organizzazione -in collaboraz. con l'Unione dei Circoli Culturali Sloveni Z.S.K.D.- della rassegna di Musica Tradizionale in Slovenia (gruppo corale "Katice", "Duma Levantina" e "Trutamora Slovenica" ).
▪ Seminari di danze tradizionali Slovene, di danze della Guascogna e di danze Ebraiche.
1999
▪ Seminario di cultura musica e danze Grecanico-salentine con il Prof. Giorgio Di Lecce e il gruppo Arakne Mediterranea.
▪ Seminario di musiche e danze ebraiche.
▪ Spettacolo “Una serata al Miela”, con la partecipazione di Alfredo Lacosegliaz, Dario Marusic e Marino Kranjac, i gruppi Si Da Ja, Stu Ledi, Rebetiki Kompania e Balkan Babau Circus Orkestar.
▪ Seminario di musica e danze occitane.
▪ Incontro culturale e un concerto con i “Fratelli Mancuso” sulla musica popolare siciliana.
▪ Concerto di musica istriana con il trio Kras.
▪ Concerto con il gruppo Si Da Ja.
▪ Ciclo di conferenze “Il frammento e il mosaico” organizzato nell’ambito della manifestazione “Spolk99”:
▪ “Dalla musica Arabo Andalusa al rai” con il Prof Khaled Fuad Allam;
▪ “Musica e trance nella cultura del Mediterraneo” con il Prof. Ignazio Macchiarella
▪ “Minoranze linguistiche: risorse culturali e tutela in Italia e Europa” con: il prof S. Devetak, il prof. Michele Gangale, il dott. Walter Citti e il dott. Ace Mermolja.
▪ Conferenza del dott. Markku Salo sulla “Musica popolare scandinava, tradizione e contaminazioni”.
▪ Seminario e corso breve di danze franco-provenzali.
▪ Seminario/stage sul folklore e sulle danze ungheresi con il gruppo “Százszorszép”.
▪ Conferenza su “Suoni ed immagini da Tuva” con Claudio Medelin.
▪ Ciclo Seminari su alcuni strumenti della musica popolare (“liuteria”, “launeddas”, “fisarmonica classica e diatonica”, “fisarmonica triestina e bassetto istriano”, “tamburello salentino”, “clarinetto ebraico”).
▪ Seminario di danze bulgare.
Schede
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TAMARA OBROVAC
transhistria ensemble tamara obrovac (pola, croazia) - flauto, composizioni
uroš rakovec (kranj, slovenia) - chitarra, mandolino
žiga golob (lubiana, slovenia) - contrabbasso
fausto beccalossi (brescia, italia) - fisarmonica
krunoslav levačić (zagabria, croazia) - batteria |
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Klarisa Jovanović e Dror Orgad La cantante slovena Klarisa Jovanović e il chitarrista israeliano Dror Orgad dedicheranno la serata alle canzoni sefardite. Un patrimonio di canti degli ebrei spagnoli espulsi dalla penisola iberica nel 1492. Ballate, romanze e canzoni in lingua ladina che illustrano il ciclo della vita e che raggruppano l’antico melos spagnolo con molti elementi tradizionali delle terre attraverso le quali i sefarditi sono stati costretti a peregrinare.
Klarisa Jovanović, cantante dalla voce calda, sensibile e curata, presente sulla scena slovena dall'inizio degli anni Novanta, si dedica alla ricerca delle antiche tradizioni musicali internazionali, che ripresenta al pubblico elaborate veramente in punta di piedi. Alle canzoni sefardite si dedica già dal '92 e nel 1998 ha inciso il cd "Duma Levantina", Pesmi spanskih Judov (Canzoni degli Ebrei di Spagna).
Dror Orgad, ottimo chitarrista e compositore israeliano. Ha studiato chitarra classica presso il professore Urshalmi. Impegnato in vari progetti come solista di chitarra classica o come collaboratore di gruppi musicali etno e pop. Da 5 anni vive in Slovenia. |
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Bosna 2006 / Maxmaber
inaugurazione mostra fotografica “Bosna 2006”
di Max Jurcev
Maxmaber Orkestar in concerto
klezmer balkan folk
>> www.maxmaber.org |
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Orquestra Arab de Barcelona Mohamed Soulimane - violino
Ayoub Bout - voce e laúd
Aziz El Khodari - percussioni e voce
Yannis Papaioannou - laúd
Jordi Gaig - tastiere
Mohammed el Ghazi - percussioni
Juan Rectoret - basso e contrabbasso
>> www.myspace.com/orquestraarabdebarcelona
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Ballati tutti quanti musica e danza del basso Salento Alessandro S. Rizzello - voce, tamburello e chitarra
Carlo G. Rizzello - chitarra, voce, tamburello
Luca A. Rizzello - violino, voce e tamburello
Rossana Coda - ballerina
Laura Santese - ballerina
>> www.ballatituttiquanti.com |


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seminari di danze balcaniche
con goran mihajlović
Trieste - Palestra Liceo “Dante Alighieri”
via Giustiniano 7
Goran Mihajlović è nato a Požarevac (Est-Serbia) nel 1969 e vive a Trieste dove insegna le danze tradizionali serbe e balcaniche. Svolge anche dei Seminari in altre Regioni d’Italia e ha tenuto dei corsi al Festival di “Zingaria”, evento che si svolge regolarmente in alcuni paesi della Puglia da molti anni. Nella sua città d’origine, già all’età di 10 anni faceva parte del “Centro di Cultura”, dove per 20 anni ha svolto attività musicale sulla cultura e sulla tradizione popolare serba (suonando alcuni strumenti tradizionali tra cui il darabuka e strumenti a percussione come il goć) e attività di danzatore nei vari “gruppi di livello” (dai principianti ai più esperti). Il gruppo di danza di Požarevac del quale Goran è membro si chiama “The Town Ensemble” ed è molto rappresentativo per la cultura musicale serba e spesso è chiamato a esibirsi nei Festival e nei teatri di diversi stati europei. Per la sua ricca esperienza, Goran può essere considerato un custode e un autentico portatore del folklore serbo e un conoscitore della tradizione balcanica in genere.
Per informazioni: 347/9937412 -340/1026709 -040/300876
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“carrelas de sardigna”
due giornate di musica, danze, cultura, tradizioni e sapori della sardegna
Sabato 4 febbraio 2006
TRIESTE - Casa della Musica/Scuola di Musica 55
DANTE OLIANAS
Studioso di Etnomusicologia della Sardegna e non solo (ha compiuto viaggi in Senegal, Malì, India, Nepal, Somalia, Inghilterra, Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Portogallo, Austria, Danimarca, Irlanda, Svezia), nel 1977 scopre il libro "The Launeddas" di A. Bentzon, lo traduce e, grazie ad alcune borse di studio, inizia a ripercorrere le tracce dello studioso danese riportando in Sardegna tutto il suo archivio sonoro, fotografico e cinematografico e inizia a organizzarne la pubblicazione. Nel 1985, fonda, e da allora dirige, l'Associazione Culturale Iscandula. Appassionato e studioso di musica indiana, porta avanti delle ricerche su una comparazione tra la musica sarda e quella indiana con permanenze all'Accademia della musica di Calcutta e in quella di Jaipur. Ha ideato e organizzato l'incontro tra i grandi suonatori di launeddas come Burranca e Aurelio Porcu insieme a Ravi Shankar, David Liebman, Ornette Coleman, Badal Roy e Don Cherry. Nel 1992 è aiuto del regista australiano David Mac Dougall e produttore esecutivo per la realizzazione del film Tempus de Baristas. Dal 2004 è docente di etnomusicologia della Sardegna in un Master dell'Università di Cagliari.
ASSOCIAZIONE CULTURALE ISCANDULA
L'Associazione Iscandula nasce nel 1985 grazie a un gruppo di artisti e intellettuali sardi impegnati per la conservazione e diffusione di tutti gli aspetti legati alla musica originaria della Sardegna.
Lo scopo sociale dell'Associazione è: ".portare avanti ricerche, raccogliere, pubblicare e diffondere materiali concernenti gli elementi fondamentali della cultura musicale sarda e delle culture ad essa affini".
Iscandula è detentrice di tutto l'archivio Bentzon e, compatibilmente con le sue risorse economiche, lo sta pian piano pubblicando. Produce materiali cinematografici, discografici, ricerche sulla musica sarda, organizza scuole di launeddas, festival cinematografici e nel 1997 ha ideato "Bella Rosa", la prima discoteca di ballo sardo al mondo. Durante tutta la sua attività Iscandula è sempre stata un punto di riferimento per molti appassionati, studiosi e ricercatori ai quali ha messo a disposizione il prezioso archivio Bentzon.
Contatti: siscandula@tiscalinet.it - www.launeddas.it
"LOBAS" di Sorgono (NU)
(GIANNI MEREU, CRISTINA MEREU e DAVIDE MEREU col contributo di ANDREA PISU)
"LOBAS" nasce da un'idea di Gianni Mereu sulla base di un'esperienza ventennale maturata sia come organizzatore e promotore del Gruppo Folk di Sorgono e della partecipazione ad associazioni regionali di Gruppi di Tradizioni Popolari, sia come insegnante di Danze Popolari e appassionato divulgatore di tradizioni sarde. L'attività di "LOBAS" corre sui binari paralleli principali dell'Insegnamento delle Danze e dell'Organetto Sardi in stages, festival, scuole di danza e associazioni o presso Istituti Scolastici e Centri Ricreativi, delle Rappresentazioni delle numerose Danze Sarde indossando i ricchi abbigliamenti tradizionali e con l'accompagnamento di volta in volta della musica tradizionale isolana (organetto, launeddas, scacciapensieri, canto a tenore, etc.), dell'Animazione di sale da ballo, piazze, ecc...con musica e danze. Il percorso didattico copre vari elementi del Ballo Sardo e del contesto culturale in cui si è sviluppato. Partendo dalle origini e dalla sua evoluzione nel tempo ci si avventura nell'analisi coreutica del ballo toccando vari aspetti della musica e degli strumenti usati per accompagnarlo, considerandone anche la diffusione nel territorio. La didattica della danza è arricchita da aneddoti e racconti di momenti di vita della cultura barbaricina e delle tradizioni popolari sarde. Il repertorio dei Balli è accessibile sia a coloro che non hanno alcuna conoscenza delle Danze Sarde sia a chi intenda approfondirle."LOBAS" dà un'ampia sintesi di quella che è l'espressione etno-coreutica e musicale del ricco patrimonio della Cultura Popolare della Sardegna.
Il gruppo si completa col contributo di ANDREA PISU; poco più che ventenne, come Davide e Cristina, è riconosciuto in Sardegna come il più promettente suonatore di Launeddas, destinato a tramandare le più genuine interpretazioni della musica tradizionale. Inizia la studio del plurimillennario strumento a dieci anni col Maestro Luigi Lai, ma i repertori classici delle suonate gli vengono trasmessi in modo tradizionale ed autentico dal Maestro Aurelio Porcu, oggi ultranovantenne suonatore di Villaputzu (come Andrea), unico informatore ancora vivente di F.A. Bentzon. L'attività musicale di Andrea è già ricca di prestigiosi appuntamenti: dai Festival Internazionali in Grecia - Francia - Spagna - Olanda alla partecipazione a "Italy in the World" - Los Angeles (USA) 1998 e alla collaborazione con diversi musicisti internazionali oltre alle performance nei Festival con "LOBAS" di Sorgono.
Il suo Presidente GIANNI MEREU sin da bambino ha frequentato gli anziani ballerini di Danze Sarde -presenti anche in famiglia- degli insegnamenti dei quali ha fatto tesoro e, dopo averne curato e approfondito la didattica anche in corsi specifici, costituiscono oggi le solide basi che traspaiono nella sua attività di insegnante e divulgatore di Danze e Tradizioni della Sardegna che svolge sia in ambito regionale che nazionale.
Supporto e continuità nell'attività sono garantiti dalla figlia CRISTINA MEREU, attenta e curiosa osservatrice oltre che accurata danzatrice e appassionata di Danza Popolare. La sua preparazione e competenza è data, oltre che dalle frequentazioni familiari, anche dagli studi musicali (ha conseguito il diploma in solfeggio e teoria musicale al Conservatorio di Sassari) sulla chitarra classica e sul flauto irlandese.
L'aspetto musicale trova giusta interpretazione nelle ricercate esecuzioni dell'organetto di DAVIDE MEREU, fondatore con Cristina e Gianni di "LOBAS" . Già da bambino studia chitarra classica e successivamente, dopo aver conseguito il diploma di solfeggio e teoria musicale, con Massimo Nardi si applica nello studio ed esecuzione delle partiture musicali delle suonate di launeddas adattate alla chitarra. In seguito si avvicina all'organetto e, col non tarscurabile contributo dei vecchi suonatori di Sorgono (che gli trasmettono i balli caratteristici del paese) e dei più noti organettisti sardi, si impadronisce della tecnica dello strumento e del repertorio sardo e non solo. L'esperienza maturata in questi anni di attività in Sardegna e nella Penisola hanno contribuito alla sua valorizzazione ed apprezzamento nell'ambito delle Danze Popolari.
Contatti: info@lobas.it - www.lobas.it |


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roberto lucanero -
musica tradizionale
delle marche
gruppo di petriolo -
canto e controcanto a vatoccu -
voci in forma di discanto della
tradizione popolare marchigiana
sabato 18 novembre 2006
casa della musica
L’organetto diatonico a bottoni, strumento a soffietto ad ance libere simile alla fisarmonica e alla concertina, è il simbolo del folklore marchigiano. Al suonatore di organetto si aggiungono, in varie occasioni festive, alcuni cantori popolari con il loro repertorio di detti e canti. Tipico della zona umbro-marchigiana è lo stile di canto a batoccu (o a vatoccu), letteralmente “a batacchio”, in cui due voci in forma di discanto di stampo medievale, si contrastano su testi verbali monostrofici. Le due voci, canto e controcanto, eseguiti solitamente da un uomo e una donna, alla fine si “ritrovano” in un unisono finale. Questi canti, prevalentemente di natura improvvisativa, sono impiegati anche nei lavori campestri (secondo il calendario agricolo): la mietitura, la fienagione, la vendemmia, la potatura. Ma se la loro funzione si colloca tra i canti di lavoro, il loro contenuto di carattere amoroso li colloca tra i canti lirici. Quasi sempre venivano usati per il corteggiamento, ma non mancavano contenuti di altro genere come quelli del dispetto e dell’insulto.
Roberto Lucanero è musicista ed etnomusicologo. Attualmente svolge un’intensa attività concertistica in solo o con gruppi da lui diretti, esibendosi come cantante folk, fisarmonicista ed organettista. Il suo repertorio comprende principalmente brani tradizionali delle Marche e sue composizioni.
Il Gruppo spontaneo delle Tradizioni Popolari di Petriolo (Pitriò Mmia), portatore della più genuina espressione popolare della propria terra, le Marche, è ricco di un repertorio tradizionale notevolmente integro e spettacolare e costituisce, tra l’altro, un fenomeno estremamente interessante di revival interno. Costituito nel 1970, ha registrato negli anni il proprio repertorio attraverso le principali collane discografiche del settore (Albatros, Cetra, Carima) e partecipando ai più importanti festival dedicati alla musica popolare.
Roberto Lucanero, organetto diatonico,
fisarmonica e voce
Domenico Ciccioli, voce e triangolo
Nelly Mariani Ciccioli, voce
Agostino Ciarlantini, organetto
Stefano Mariani, tamburello, mazzette
Elia Miliozzi, gragiola
Benedetto Santinelli, voce e nacchere
Francesco Zafrani, tamburello
Massimo Zafrani, organetto |
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redžep međedović (serbia)
dert, canto d’amore del sangiaccato
mercoledì 22 novembre 2006
casa della musica
Il Sangiaccato è una regione della Serbia che corrisponde a quello che fino alle guerre balcaniche del 1912-1913 era il sangiaccato (contea) ottomano di Novi Pazar. Nella regione del Sangiaccato, il più noto rappresentante della tradizione del canto accompagnato da uno strumento a corde, è Redžep Međedović, detto Rečko. Questa tradizione si è diffusa dapprima nella cittadina di Novi Pazar, dove è divenuta popolarissima, per poi propagarsi nell’intera area; i primi a portarla in questa regione della Serbia meridionale furono i Circassi.
In Sangiaccato, come in Turchia, è molto diffusa la tradizione di armonizzare il canto con un cordofono ma lo strumento di Rečko risulta molto esclusivo perché autocostruito (lui lo chiama banjo). Il “banjo” di Rečko è un unicum, lo ha assemblato con le proprie mani e non viene prodotto in nessun altro luogo.
Nella città di Novi Pazar il suo strumento viene udito in quasi tutte le occasioni festive; la tonalità sommessa e di gusto orientale accompagna bene il canto di Rečko, al punto di identificarsi con il dert, stile musicale malinconico descrittivo di un particolare stato d’animo, tipico del Sangiaccato.
L’amore, declinato su tutti i registri, rimane il tema prediletto delle canzoni di Rečko.
Il linguaggio è spesso impregnato di parlata dialettale e dal punto di vista lessicale contiene diversi turcismi. Nei recital, Rečko dimostra di poter affrontare, accompagnandosi con il suo “banjo”, repertori macedoni, serbi, bosniaci, albanesi e turchi.
Redžep Međedović, canto,“banjo”
Rešad Međedović, tastiere
Il concerto è stato introdotto dallo scrittore e poeta Sinan Gudžević
con la collaborazione della
Comunità Religiosa Serbo-Ortodossa di Trieste |


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martedì 28 novembre 2006
teatro stabile sloveno
Pérgamos Project ci accompagna in un viaggio musicale nella Grecia del primo Novecento. Un itinerario che ci permetterà di ascoltare le melodie che hanno creato il mito del Rebétiko: fenomeno non solo musicale che al di fuori della sua indiscutibile poesia, rappresenta un autentico e raro esempio d’incontro delle musiche modali con il sistema tonale e l’armonia.
Le canzoni rebétika costituiscono l’espressione più importante di un genere di canto popolare che, già dalla metà dell’Ottocento, appare nei centri urbani della Grecia e in alcune città dell’Asia Minore popolate da comunità elleniche. Tutte le parti del mondo dove si sono trovati a vivere i greci perseguitati dalla sorte, sono luoghi profondamente legati alla nascita di questo genere musicale, che si diffonderà rapidamente prima tra i greci delle città dell’Asia Minore, poi tra gli emigrati negli Stati Uniti, radicandosi infine dopo il 1922 in Grecia.
L’animo orientale ma anche cosmopolita e raffinato dei greci della Ionia costretti, dopo la tragica conclusione degli avvenimenti bellici del periodo 1919-1922 nella penisola microasiatica, ad abbandonare la loro terra d’origine ed a rifugiarsi nella madrepatria, s’intreccia nei porti e nei bassifondi delle città greche, con la malinconia e la passionalità della musica dei rebétes e dei loro canti struggenti intrisi del fascino della protesta anticonformista, dando inizio al periodo d’oro dell’affermazione del Rebétiko.
L’allontanamento graduale dai temi più radicali, farà guadagnare al Rebétiko - dominato negli anni Venti dall’arte dei musicisti della “Scuola di Smirne” e nel decennio successivo dagli esponenti della “Compagnia del Pireo” - un sempre più ampio spazio sociale, permettendogli di raggiungere tra gli anni ‘40 e ‘50 l’apice della popolarità, prima di volgere alla fase di declino.
Oggi, dopo la “riscoperta” degli anni Settanta, questa musica continua ad essere suonata e ad appassionare, riscuotendo numerosi consensi tra le nuove generazioni ed affermandosi come uno dei grandi simboli della tradizione musicale greca.
Kyriakos Gouventas, violino
Yannis Alexandris, canto, oud,
baglamàs, chitarra
Takis Kunelis, canto, bouzouki, chitarra
Partecipazione straordinaria:
Katerina Konstantinou, canto, percussioni
Andreas Tsekouras, fisarmonica, mandolino,
chitarra, percussioni
con la collaborazione della Comunità Greco-Orientale di Trieste
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l’intrecciata (campania)
la possente tradizione del canto e del ballo
sul tamburo nell’area napoletana
giovedì 30 novembre 2006
teatro stabile sloveno
L’associazione culturale “L’intrecciata” si propone di contribuire alla salvaguardia del patrimonio musicale e coreutico italiano e non solo, riproponendo la danza popolare quale finestra su valori arcaici caratterizzanti le comunità di origine. Gabriele D’Ajello Caracciolo si dedica da lunghi anni allo studio del canto e del ballo “sul tamburo”; radicata in alcune zone del napoletano, questa forma di canto si sviluppa su un ostinato accompagnamento ritmico che accompagna il ballo. I cantatori utilizzano un repertorio orale di testi denominati canzoni: quando le canzoni vengono “cantate sul tamburo” il testo poetico si trasfigura, in virtù di procedimenti retorici ed elaborativi, che comportano una sua estemporanea reinvenzione. Una sorta di tamburello (tammurrë) di grandi dimensioni è lo strumento che sostiene il canto e allo stesso tempo la danza, con una complessità esecutiva sorprendente. “Cantare e ballare sul tamburo rappresenta ancora oggi, per la popolazione di estrazione contadina, il momento espressivo culminante della festa religiosa, soprattutto durante i pellegrinaggi legati al culto mariano”. Hanno accettato di esibirsi in spettacolo anziani cantatori spontanei, a testimonianza della compresenza di più generazioni nella pratica anche attuale del ballo e dell’assenza di remore rispetto a un’espressione corporea profondamente radicata nella tradizione.
Fedele Avino, canto, bughitibù
Giovanni Del Sorbo, canto
Salvatore Donnarumma, canto
Sabatino Albano, canto
Raffaele Izzo, canto
Raffaele Inserra, tamburo
Anna Perrotta, ballo
Sara D’Ajello Caracciolo, ballo
Luigi Ascolesi, ballo
Gabriele D’Ajello Caracciolo, ballo
Il concerto è stato preceduto da MAMME, PICCOLE TRAGEDIE MINIMALI. Quattro monologhi tragicomici in un atto, di Annibale Ruccello. Dal “nuovo teatro napoletano” uno spettacolo per ridere e pensare. Traduzione Danijel Malalan. Regia Alessandro Marinuzzi. Con Maja Blagovič
(sottotitoli in italiano)
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rosa zaragoza (spagna)
sefarad al-andalus - tre culture per la pace
sabato 2 dicembre 2006
teatro stabile sloveno
Rosa Zaragoza è una delle più belle voci catalane, da vent’anni sulla scena e con dodici dischi prodotti. Artista di grande sensibilità, è nota soprattutto come interprete di canzoni della tradizione sefardita, ovvero appartenente agli ebrei di Spagna. Nel suo repertorio sono compresi tra l’altro brani che sono considerati delle vere reliquie letterarie del giudaismo catalano, i cui testi risalgono al XIV e XV secolo. Ma il suo lavoro, in realtà, abbraccia un ampio ventaglio di repertori, da quello ebraico, musulmano e cristiano, a quello zingaro e catalano, dalla lirica mistica, alle canzoni femministe, per bambini e sulla Guerra civile. Figlia di un marinaio, ha condotto una vita nomade fino a metà degli anni settanta. Più che allo studio della musica, il suo interesse è andato subito alla canzone trasmessa oralmente. Interessata da sempre alla spiritualità, sostiene che all’origine le religioni hanno la medesima base. Da alcuni anni organizza tra Barcellona e Valenza un festival di Musica mistica. In un suo recente disco “Matria, la patria del Alma” (2003), una registrazione dal vivo di grande intensità emotiva, racconta delle tre culture e religioni che si incontrano in terra di Spagna, la tradizione cattolica catalana, quella arabo-andalusa, quella ebraico-sefardita, cantate con l’anima di una donna che anela alla riconciliazione tra gli esseri umani.
E Sefarad Al-Andalus è proprio un concerto di canzoni sefardite - cantate in judeo-catalano e in judeo-castigliano – e andaluse - in arabo, estratte da diverse “Nubas”, vere e proprie suites di canti – affiancate ad esempi di canto cristiano. Per dimostrare che nella Spagna del primo millennio, le scienze e le culture musulmana, cristiana e ebraica potevano convivere in luoghi tanto diversi come Toledo, il cuore della Castiglia, Cordova o la Catalogna. Questi luoghi, solo in apparenza tanto distinti, hanno creato un segno di coesistenza basato su una comune appartenenza al Mediterraneo; apparvero radici comuni che possiamo trovare nella musica, nella poesia, nelle arti. Il vasto mescolarsi degli uomini e dei costumi fece in modo che fosse esattamente in Andalusia che queste culture arrivassero al loro massimo splendore. Così, la Spagna medievale divenne il miglior esempio di unione tra Europa, Africa e Oriente.
Eduard Iniesta, chitarra, tzouras,
baglama, laouto, canto
Mohamed Soulimane, violino, percussioni
Lautaro Rosas, chitarra
Rosa Zaragoza, canto |
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roberto lucanero
seminario: “fisarmonica e organetto: storia, costruzione, tradizione e repertori”
sabato 18 novembre 2006
casa della musica
A partire dalla metà del diciannovesimo secolo, nelle Marche inizia l’attività di varie botteghe artigiane in cui si costruiscono “armonici” a mantice, ovvero gli strumenti che oggi vengono comunemente conosciuti con il nome di organetti e fisarmoniche. La lezione sui “mantici” di Roberto Lucanero oltre a illustrarne la lavorazione, dagli arnesi di lavoro allo strumento finito, ne favorisce la familiarità attraverso l’ascolto guidato di brani eseguiti dal vivo. |
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raffaele inserra
stage di tammorra: “intrecci di suono”
venerdì 1° dicembre 2006
casa della musica
“O’ tammurre”, detto anche tammorra è un grosso tamburo a cornice con la membrana di pelle essiccata di animale (quasi sempre capra o pecora) tesa su un telaio circolare di legno al quale sono fissati, a coppie, dischetti di metallo detti “cicere”.
La tammorra accompagna sia il canto che il ballo tradizionale ed è usata da sola o con altri strumenti a percussione, quali le castagnette. Lo stage è tenuto da Raffaele Inserra, vero virtuoso dello strumento e grande conoscitore della più autentica tradizione di esecuzione. |
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sabato 2 dicembre e domenica 3 dicembre 2006
palestra scuola dante alighieri via giustiniano 7 trieste
Stage di ballo sul tamburo nello stile tradizionale di San Giuseppe Vesuviano - Terzigno, secondo la grammatica tradizionale “passata” dagli anziani. In alcune zone del napoletano è radicata una forma di canto e ballo sul tamburo che fonde in un magico intreccio il canto, il suono, il ballo. La finalità dello stage è quella appunto di trasferire la grammatica di base del ballo, pure nelle varie differenze di stili coreutici, così come appresa dai portatori della tradizione, con l’ausilio di foto, racconti, storie. |



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arakne mediterranea |
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spettacolo di musica+danza indiana "Il teatro dell'amore"
e seminario di danza classica indiana bharata natyam
con il maestro ujwal mukund bhole |
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gruppo "százszorszép"
seminario/stage sul folklore e sulle danze ungheresi |
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paranza dell'agro |
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gruppo "deeparheka"
musica e danza tradizionale indiana bharata natyam |
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aswan ensemble
suoni, ritmi e danze della nubia
sabato 04 dicembre 2004
TEATRO STABILE SLOVENO
con il patrocinio dell’Accademia d’Egitto di Roma e del Ministero della Cultura della Repubblica d’Egitto
La Nubia si trova a Sud dell’Egitto e storicamente viene spesso ricordata come il “corridoio” che unisce l’Africa all’Egitto.
Questa idea sminuisce l’importanza culturale della Nubia e la pone in secondo piano rispetto al più importante Egitto. Al contrario la Nubia è testimone storica di una fusione culturale tra Egitto ed Africa e la sua musica, come tutti gli aspetti dell’arte di un popolo, porta i segni di questa integrazione culturale
L’Aswan Ensemble rispecchia nelle proprie composizioni questa unione culturale con le poliritmie africane e le melodie pentatoniche di origine nubiana unite, in modo raffinato ed armonico, alle melodie mediterranee ed allo stile musicale egiziano.
La Nubia non è solo il passaggio per giungere in Africa, ma è custode di uno stile musicale millenario affascinante. La danza nubiana, delicata e leggera, viene accompagnata dal rullare vigoroso del tar. Alle percussioni si aggiunge il battito delle mani, variegato e complesso o l'associazione battimani-battuta sincopata dei piedi. Il canto del solista e le risposte del coro sono accompagnate dagli zagharid, grida acute delle donne. Uomini e donne danzano simultaneamente divisi in gruppetti, separati dal cantante, mentre i musicisti battono il tempo stando in piedi ai lati. Questa danza viene praticata in diverse occasioni quali matrimoni, cerimonie religiose, processioni, cerimonia della circoncisione ecc. Alcune illustrazioni delle danze nubiane del XIX secolo rappresentano “danze stagionali”, nelle quali i giovani fanno movimenti marziali allo scopo di scegliere le loro compagne. Altre illustrazioni rappresentano danze di lotta accompagnate da una qithar (lira), che assomigliano alla danza delle spade e dello scudo degli ababda.
Fawze Fawze Yossef Kasem, direttore
Omar Moustafa Mohamed, voce
Galal Khidr Saem, percussioni
Usama Mahmoud Ahmed, primo danzatore
Duha Ashri Raghib, prima danzatrice |
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sami hawat
rahala
martedi 14 dicembre 2004
TEATRO MIELA
offerte destinate al finanziamento di un progetto a sostegno degli studi universitari delle ragazze palestinesi che vivono presso i campi profughi in Libano (ong. Beit Aftal Assumoud)
Sami Hawat è un pioniere della canzone politica e un forte avvocato dell’arte impegnata. E’ un cantante e musicista politico e sociale , ed è molto ben conosciuto e amato sia in Libano, che nel mondo Arabo e globalmente. Ha iniziato la propria carriera con Ziad Rahbani nei primi anni ’70. Insieme, hanno eseguito diverse performances teatrali e musicali che cercavano di essere uno spiraglio nel mondo arabo. Si è esibito in Libano, in Spagna, a Cuba, in Giordania, Austria, Francia, Brazile, Corea del Nord, Australia, Inghilterra e in Grecia; ha ricevuto molti premi in Libano ma anche a livello internazionale.
Sami ha sempre creduto nel suo impegno sociale: “La canzone politica conserverà il proprio spazio malgrado tutto”, afferma. Nel 1985 ha fondato il Majmoua’ (letteralmente Ensemble) con un gruppo di musicisti che suonano diversi strumenti. Insieme hanno organizzato concerti in tutto il Libano, portando musica e canzoni alle comunità marginali.
Sami Hawat ha studiato al Conservatorio Libanese ed è membro del Sindacato degli Attori Libanese e del Sindacato Internazionale di artisti, compositori e musicisti.
E’ oggi un artista molto famoso tra i rifugiati palestinesi che vivono in Libano, grazie alla sua musica, alle sue canzoni e alla sua gioia che vanno diretti al cuore dei bambini.
L’ultimo lavoro discografico, “Rahala” (Viaggiatori), è stato registrato in un remoto monastero; impregnato di una forte atmosfera sufi, vede utilizzati gli strumenti della tradizione libanese: oud, kanoun, req.Sami Mourad (Hawat), voce, oudRamzi Abou Keme, reqWafaa Daoud Bitar, kanunIl concerto sarà preceduto dal monologo “Il muro di Sangue”, sulle drammatiche problematiche nate dalla progettazione e realizzazione del muro di separazione, in Israele, tra la comunità ebraica e quella palestinese. Testo di Edvino Ugolini. Voce recitante Fabrizio Maurel. A cura dell’Associazione Vortici di Trieste |
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asîtâne
dalla corte (serail) ai conventi (tekke):
composizioni musicali di sultani e dervisci
sabato 18 dicembre 2004
TEATRO STABILE SLOVENO
manifestazione del Centro Culturale Islamico di Trieste, a cura di Giovanni De Zorzi (Università “La Sapienza”, Roma; Dipartimento di Etnomusicologia del Conservatorio “Cesare Pollini”, Padova)
Kemal Karaöz, nay
Özer Özel, tanbur
Aslıhan Eruzun Özel, kemençe
Günay Çelik, kanun
Fatih Zülfikar, bendir
Veysel Dalsaldı, voce
Aziz Mahmut Hüdai,voce
Asîtâne è un ensemble proveniente da Istânbul che propone musica classica ottomana, ossia musica colta sviluppatasi presso le corti e i principali centri urbani dell’Impero Ottomano (1326-1923) una parte dei quali sono divenuti, dopo il 1923, Repubblica di Turchia.
Con la presa di Costantinopoli del 1453 d.C., guidata dal sultano Mehmet II Fetih, si schiude ai turchi il tesoro musicale (si pensi al sistema modale bizantino degli oktoechoi) di una delle capitali culturali del mondo. Costantinopoli, ribattezzata Istânbul solo nel 1760, diviene da allora il faro del mondo ottomano. Al XV secolo circa risalgono i primi documenti musicali scritti e si afferma un’autonoma, originale, musica colta ottomana che, insieme alle arti tutte, giunge al suo apogeo nel corso di quella breve e intensissima stagione detta lale devre, “l’Epoca del Tulipano” (1718-30). In questo periodo i rapporti con l’opera lirica italiana e la musica classica europea si intensificano e con la fine del XIX secolo, nell’epoca delle riforme detta tanzimat, il modello occidentale diviene di riferimento per l’élite culturale ottomana e prelude alla nascita dell’attuale Repubblica di Turchia, avvenuta nel 1923, e alla vitalissima scena musicale contemporanea.
La musica “classica”, “colta”, detta dai musicologi turchi del Novecento, sanat, si è sviluppata durante l’Impero ottomano ed è caratterizzata dall’elaborato sistema modale impiegatovi, detto makâm. Al pari dell’architettura e della calligrafia essa rappresenta l’elegante elaborazione di un autonomo stile ottomano, da inserirsi in un più vasto contesto culturale islamico cosmopolita. Essa discende direttamente dalla tradizione bizantina e, come essa, è microtonale (basandosi sugli intervalli pitagorici di comma e limma) monofonica ed eterofonica. Strumenti tipici della musica colta ottomano-turca sono il liuto a manico lungo tânbur; il liuto a manico corto ‘ud;la viella ad arco kemençe; il flauto ney; i timpani küdüm; i tamburi “a cornice” def, bendir e i piatti halile.
Nella prima parte del concerto intitolato programmaticamente “Composizioni di sultani e dervisci” l’ensemble Asîtâne propone una preziosa selezione di brani tratti da compositori, musicisti e musicologi classici quali il grande filosofo e trattatista al-Fārabī (870-950 d.C.), già noto alla Scolastica medioevale come Alfarabius; il poeta mistico di lingua persiana e turca Sultân Veled (1226-1312) appartenente alla confraternita mevleviye, meglio nota in Occidente come “dervisci rotanti”; il compositore Şehzade Korkut(1470-1513); il principe moldavo Dimitri Cantemir (1673-1723) che operò come musicista, compositore e musicologo alla corte ottomana ed è rimasto noto ai turchi come Kantemiroğlu; i sultani Sultan Selim Han III (1761-1808) Sultan Abdülaziz Han (1830-1876) e il grande Refik Fersan (1893-1965). Nella seconda parte del concerto, Asîtâne propone una selezione operata su brani appartenenti ad un genere più specifico detto ilahi (lett. “celeste, divino”) genere che si situa a metà tra musica “popolare” e musica “colta”, ha carattere “devozionale” ed è sorto in seno alle confraternite sufi, quindi tra i “dervisci”. Moltissime e assai diffuse furono le vie sufi nell’Impero Ottomano, giunte in buona salute sino ai giorni nostri: la più nota in Occidente è quella dei mevlevi, più noti con l’appellativo di “dervisci rotanti”, nella qualesi fondono la musica, i versi del poeta di lingua persiana mevlâna Jalâl ud-Dîn Rûmî(1207-1273) e del figlio Sultân Veled (1226-1312) con il vorticoso roteare su se stessi dei dervisci. Alcuni dei più grandi compositori (e sultani) ottomani si formarono nei conventi (tekke) dei dervisci mevlevi, veri conservatori dell’Impero Ottomano. Nella brillante selezione di Asîtâne (assolutamente inedita per l’Italia) spiccano i nomi di grandi compositori mevlevi quali Buhurîzade Mustafa Itrî Efendi (1630-1712) Hafız Post (1630-1694) İsmail Dede Efendi (1778-1845) e İsmail Hakkı Bey (1865-1927). |
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đorđe balašević
la poesia della vojvodina
sabato 20 novembre 2004
TEATRO STABILE SLOVENO
La prima volta in Italia del grande poeta della canzone balcanica.
Nel corso della sua carriera, Balašević ha scritto numerose raccolte poetiche, romanzi, ed ha recitato come attore in film e serial. Ha ricevuto infiniti riconoscimenti e premi sia come scrittore, come umorista, e per la sua raffinata sensibilità artistica.
Đorđe Balašević è nato a Novi Sad il 13 maggio 1953. Il suo primo single risale al 1977 con il gruppo di Novi Sad “Žetva” (Raccolto) e con la canzone “U razdeljak te ljubim” che ottiene da subito un enorme successo. (180.000 copie vendute!). Dopo una serie di successi, esce l’album con i testi e gli arrangiamenti di Balašević “Mojoj mami umesto maturske slike u izlogu” (A mia madre al posto della foto della matura esposta in bacheca); le canzoni contenute in quest’ album racchiudono la sua formula futura: nostalgia, immagini dolci, da favola. Nel 1982 Balašević pubblica l’album “Pub” con il quale inizia la sua carriera da solista. Nei concerti, tra una canzone e l'altra, Balašević tiene anche dei lunghi monologhi su temi di attualità, in modo satirico e spiritoso. Tra il 1982 e il 1983 è in tour e per la prima volta fa il tutto esaurito al Sava Centar di Belgrado. Inizia una fase di grandissimo impegno sociale.
Nel dicembre 1983 esce il suo LP “Čelovečernji the kid” con canzoni tutte diventate famosissime. L’album “003” porta i successi “Badnje veče”, “Olivera”. L’album successivo “Bezdan” (Baratro) seguito da un doppio album registrato dal vivo “U tvojim molitvama-balade” durante i vari concerti tenuti tra l’86 e l’87 a Sarajevo, Zagabria, Belgrado, Novi Sad. L’album contiene le sue canzoni più famose ed una sola inedita dal titolo “Samo da rata ne bude” (Che non venga la guerra).
Nell’album “Panta rei” è contenuta la canzone “Soliter” in cui viene analizzata la situazione politico-nazionale della Jugoslavia attuale. Altro LP “Tri posleratna druga” (con lo stesso titolo esce un romanzo scritto da Balašević) del 1989. Nel 1991 registra “Marim ja... ” (Mi importa).
Con l’inizio della guerra alcuni musicisti del gruppo interrompono la collaborazione con Balašević.
Tra il 1991 e il 1993 Balašević si ritira dalla scena pubblica, diventando nemico dichiarato delle autorità politiche e dell’esercito che vorrebbe senza mezzi termini spedirlo al fronte.
Nel 1993 registra il Cd “Jedan od onih života” (Una di quelle vite). Il disco contiene canzoni ispirate alla tragedia della guerra. Ormai i suoi concerti sono diventati occasione di denuncia pubblica. Dopo una pausa un po’ più lunga, pubblica nel 1996 il CD “Naposletku” (Infine). E’ ormai nota la sua posizione nei confronti del conflitto. Anche la stampa europea si interessa alle sue canzoni.
Dal 1994 Balašević tiene sempre più spesso concerti anche in Slovenia dove riscuote un grandissimo successo. La canzone “Sloboda ne” (dal doppio senso: Libertà no e No Slobodan) registrata nell’autunno del 1992 viene pubblicata per la prima volta nella compilation “Nas slušaju svi, mi ne slušamo nikoga!” (Tutti ascoltano noi, noi non ascoltiamo nessuno!).
Đorđe Balašević, voce, chitarra
Aleksandar Dujin, pianoforte |
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claude antonini
mélodies louches
giovedi 25 novembre 2004
CASA DELLA MUSICA
In collaborazione con Alliance Française di Trieste
Cantante e attrice, poetessa e pittrice, Claude Antonini ha la fama di servire la poesia lontano dalla faciloneria e dai sentieri già battuti. Coraggio, lucidità, generosità, presenza sincera segnano i commenti che la riguardano, e contemporaneamente viene evocato il calore di una voce emozionante, l’intensità dell’interpretazione, l’intelligenza nel coniugare i testi che sceglie con le melodie che compone, la scelta dei musicisti di cui si circonda e l’emozione che riesce a produrre.
Con Mélodies Louches, il suo ultimo spettacolo, prosegue l’esplorazione dell’universo poetico nel solco della grande tradizione della canzone francese.
Nella sua biografia ci sono la Lorena e la Bretagna, i cabarets della Rive Gauche alla fine degli anni Sessanta; appartengono agli anni ’70 la laurea in storia dell’arte, le prime tournée e il primo 33 giri dedicato al poeta bretone Paul Keineg. Da allora Claude consacrerà le sue molteplici attività alla difesa e alla diffusione di una poesia liberatrice e spesso libertaria, con spettacoli teatrali, stages e concerti, ma anche animazione di cenacoli di poesia e la pubblicazione di raccolte di suoi versi.
A partire dal secondo album (Le Coeur partisan 1977), tra i poeti che Claude vuol far uscire dal ghetto del libro, troviamo i perseguitati Neruda, Hikmet, Boujedra, ma anche i cantautori ante litteram, gli chansonniers francesi di fine ‘800 come Clément, Couté.
Come per molti artisti d’oltralpe tanta parte del suo lavoro si fa sulle scene più che dentro il mercato
discografico, con la Compagnie d’Ariane, di cui è fondatrice e direttore artistico, e sulle scene porta i “ladri di stelle”, come recita il titolo di un CD del 1998, i poeti misconosciuti di ieri e di oggi.
Claude Antonini, voce
Thierry Brossard, chitarre
Vincent Viala, pianoforte |
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i riti di possessione femminili
tra africa nera e mediterraneo
interventi e filmati di:SAMIR GABER BISHAY, PAOLA ZILIOTTO, MICHELA PASIAN
introduzione e moderazione della prof.ssa ILEANA CHIRASSI COLOMBO
sabato 04 dicembre 2004
CASA DELLA MUSICA
Lo studio di terapie danzate, e precisamente lo n'dop senegalese, il bori del Niger e lo zar egiziano sono l'oggetto dell’incontro curato dal prof. Samir Gaber Bishay nonché gli argomenti di ricerca delle dott. Ziliotto e Pasian. L’incontro tende al raffronto tra le diverse terapie coreutiche-musicali e stimola a far meglio conoscere questo argomento ad un pubblico di persone interessate a danza e musica.
Il ritmo egiziano chiamato zar è una modalità musicale utilizzata in determinate cerimonie per esorcizzare e ammansire spiriti dispettosi (notare il sincretismo con la religione islamica che li tollera e permette mettendo in atto una forma di controllo). Le stesse caratteristiche di esorcismo e controllo esistono nel contesto senegalese del n’dop, dove tutto avviene con il consenso della religione musulmana.
Analogo a queste due forme è il culto di possessione bori documentato presso una comunità di lingua hawsa.Samir Gaber Bishay vive e lavora al Cairo. E’ ricercatore etnomusicologo presso l’Accademia delle Arti del Cairo dal 1962. Primo danzatore presso la Compagnia Nazionale fino al 1975, insegna danza e storia del folclore presso l’Istituto Superiore del Folclore del Cairo. Presenterà stralci di filmati riguardanti il rito zar.Paola Ziliotto Boudress dirige da 15 anni la prima associazione culturale per la diffusione della danza, della musica e della cultura orientale, il Tappeto Volante di Torino. Ha raccolto materiale video e musicale legato al n’dop documentato nel film che verrà proposto, come risultato di numerosi viaggi e soggiorni in Senegal, Mali, Burkina Faso, Togo e Benin. Michela Pasian ha vissuto a lungo in Niger occupandosi delle tradizioni hawsa e del rito di possessione bori documentato personalmente in occasione della festa islamica dell'Aid el Kébir e di altre festività preislamiche; ha realizzato il film Les génies font la fête con dialoghi in lingua originaria. |
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fratelli mancuso
disolavoce
II seminario di voce e composizione
19-20-21 novembre 2004
CASA DELLA MUSICA
Una parte considerevole dell’interesse che suscita il lavoro musicale dei Fratelli Mancuso deriva dal tipo di vocalità. La voce svela, ma anche tradisce una geografia dell’anima che sempre coincide, ed è curioso, con i luoghi dell’appartenenza, della nascita, con la terra e il tempo che si sono conosciuti, viaggiando tra realtà e sogno, fuori e dentro l’universo del grembo materno. Ecco così che l’ambiente sonoro caratterizza il percorso originale di chi, con la voce, scopre il canto. A diverse latitudini corrispondono voci diverse. L’idea, dunque, di un seminario sulla voce non può prescindere dalla loro personale esperienza maturata, è il caso di dirlo, al di fuori della formazione accademica. Il programma degli incontri si propone la realizzazione di idee musicali in cui la polivocalità è l’elemento fondamentale.
Progressivamente, dall’ascolto esemplificativo di brani di repertorio e tenendo conto del contributo personale dei partecipanti, si proseguirà verso l’elaborazione di un lavoro artistico che tenga in considerazione il confronto tra le diverse radici geografiche. L’esperienza seminariale si fa auspicio per la verifica di questo assunto e per lo stimolo di ogni personale ricerca.I Fratelli Mancuso, Enzo e Lorenzo, sono nati a Sutera, piccolo centro della provincia di Caltanissetta. Intorno alla metà degli anni ’70 emigrano a Londra dove risiedono per otto anni lavorando in diverse fabbriche metalmeccaniche. In quegli anni, a contatto con circoli culturali e teatri, iniziano a ricomporre i frammenti del loro patrimonio tradizionale e su di essi innestano le prime composizioni che riflettono la condizione. Ritornati in Italia nel 1981, si stabiliscono in Umbria, a Città della Pieve dove risiedono attualmente.
Parallelamente all’intensa attività concertistica e alla promozione del nuovo disco, Trazzeri, hanno lavorato alla riscrittura del coro di Medea di Euripide e alla composizione delle musiche dell’opera omonima, il cui debutto, con la regia di Emma Dante, è avvenuto nel gennaio del 2004 al Teatro Stabile Mercadante di Napoli.
Lorenzo Mancuso, voce
Enzo Mancuso, voce |
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samir bishay gaber
le danze tradizionali dell'egitto
05-06-07 dicembre 2004
CIRCOLO ARCIRAGAZZI – LUDOTECA DEI POPOLI
Il workshop proposto è una immersione nel mondo della raqs sharqi, alla lettera “danza della felicità”, che comprende un corpus di danze tradizionali tramandate in Egitto da donne zingare ghawasi e solo recentemente offuscato dalla cosiddetta danza del ventre nata agli inizi del ‘900 nei popolari cabaret del Cairo. Le danze si basano su movimenti isolati e ritmici dei fianchi e delle spalle, e su movimenti fluidi del busto, delle braccia e naturalmente dei fianchi.
Molte di queste danze tradizionali, in prevalenza femminili, sono leggermente cambiate nel corso dei secoli ma la forza erosiva della modernità non ha ancora toccato la loro essenza. Nel Medio Oriente queste danze condividono un linguaggio di movimenti molto simili fra loro, come risultato dell’unità e integrazione dell’influenza della civiltà Arabo-Musulmana. In Egitto la musica e la danza sha’abi, che significa “del popolo”, sono le più semplici espressioni popolari, di provenienza rurale. Alle forme più rurali si contrappongono quelle urbane, denominate genericamente baladi, caratterizzate da un repertorio nato durante il periodo del protettorato britannico (1882-1922) ma che ha radici nei ritmi e nelle canzoni delle campagne resi poi urbani dalle grandi migrazioni interne del periodo. Influenze successive dovute alla penetrazione di stili musicali quali il jazz e il rhythm and blues, hanno inciso ulteriormente sull’evoluzione del baladi. Questo nuovo genere ha fatto la fortuna, nei decenni ’50-’60, di famiglie di danzatrici e di musicisti-compositori innovativi, tutti gravitanti in Mohammed Alì street poi progressivamente scomparse.
L’indagine di Samir B. Gaber proseguirà verso lo stile sharqi, ovvero il mondo della danza colta. Nella danza di corte i movimenti sono caratterizzati da estensioni arabesche della spina dorsale e dei fianchi, accompagnate da una espansione nello spazio con grandi passi; la musica risulta più complessa e nell’esecuzione necessita di vere e proprie orchestre. Il cabaret degli anni tra il 1920 e il 1950 ha ripreso lo sharqi cercando di riprodurne i movimenti; da questo stile commercializzato nasce la “danza del ventre”. Infine, un elemento caratterizzante il workshop sarà l’esplorazione dello zar, l’antichissima cerimonia legata probabilmente alle danze sciamaniche primitive. Il rituale è la porta che apre sulla danza pura, totalmente spontanea. E’ oggi usata a scopi terapeutici ed è eseguita per lo più da donne; per favorire la trance si fa uso di erbe e di fiori odorosi, d’incenso e di una musica a ritmo binario piuttosto costante e ripetitiva in continuo crescendo. Lo zar rimane comunque un rito segreto e non una forma di spettacolo.Samir Gaber Bishay vive e lavora al Cairo. E’ ricercatore etnomusicologo presso l’Accademia delle Arti del Cairo dal 1962. Primo danzatore presso la Compagnia Nazionale fino al 1975, insegna danza e storia del folclore presso l’Istituto Superiore del Folclore del Cairo. |
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